miércoles, 17 de octubre de 2012

"PROFESORES, HABLAD AL CORAZON", artículo de Umberto Galimberti

     Hay que construir junt@s una muralla, un cerco, un fuerte, una barrera, querid@s Caminantes.  
Hay que hacerlo con lo que sea pero que sea pronto, hay que hacerlo para defender la Escuela, nuestra Escuela.
Hay que hacerlo para defendernos a nosotr@s mism@s, Alumn@s y Profesores juntos, defendernos de los acechos y saqueos a mano de la indiferencia y hostilidad mutua que muy a menudo nos distancian, nos alejan, nos transforman en enemigos, nos confunden en vez de fusionarnos en un cuerpo único para una única batalla que hemos de combatir junt@s.
Hablo de la batalla contra la ignorancia, la indiferencia, la mediocridad y la lógica mercantil-utilitarística que rige mucha parte de las relaciones “humanas” (por así decirlo...) en el despiadado y homogenizador mundo extra-escolar.
Una trinchera de humanidad y valores positivos, donde se forjan las armas y las virtudes del buen con-vivir y buen vivir, del respeto y valorización del individuo y de las diferencias, del pensamiento crítico e independiente, en fin, de la libertad. Esto es lo que la escuela debería ser.
Y para hacer eso, para construir alrededor de la Escuela esa muralla simbólica que la proteja y la rodee cual espontáneo abrazo amoroso hay que derrumbar otra, más espesa y difícil de tumbar.
Destruir para volver a construir. Derrumbar para levantar(se). Hay que tener valor, es necesario. Abatir la muralla que divide y opone a Alumn@s y Profesores, negando así el antiguo y primigenio concepto de escuela como “universitas”, osea la unión de las dos componentes en un Todo único (“universus, i” = la totalidad en oposición a las partes), que trabajan juntos para constituir un movimiento único, un “uni-versus”.
Una gran muralla con puente levadizo erigida por todas las manos, cada quien con sus talentos y potencialidades.
Aquí les propongo la lectura de este artículo del filósofo Umberto Galimberti, publicado hace pocos días en el periódico La Repubblica, y a continuación, como de costumbre, un tema musical: “La muralla”, de la agrupación chilena de los '70 Quilapayún, con letra del poema del cubano Nicolás Guillén.
Buena lectura y buena escucha a Tod@s, mejor dicho, al “Universus”.


* * *

Professori parlate al cuore” 

Bisogna evitare che i giovani a scuola si sentano stranieri nella propria vita:

     Sono un'insegnante da poco tornata a sedere "in cattedra", di fronte ai "miei ragazzi". Molti di loro li conosco bene perché sono miei alunni da quattro anni, altri un po' meno bene, perché più piccoli, ma tutti sono accomunati da uno sguardo che mi ha sempre incuriosito per la loro grande volontà di imparare. Sembrerà strano che un'insegnante dica così, perché noi ci lamentiamo sempre della scarsa volontà degli studenti, della poca attenzione ai nostri discorsi. In realtà, loro sono molto attenti, ma le nostre parole le sentono lontane e distaccate dalla loro realtà e allora non possono far altro che distrarsi e rifugiarsi in un mondo del tutto personale. C'è da chiedersi perché molti di noi non sono in grado di avvicinarsi a loro, di compenetrarsi nei loro disagi, di commuoversi per le loro emozioni, di gioire per i loro successi. Credo che il motivo sia abbastanza ovvio: sono molto ignoranti, nel senso che ignorano che per far avvicinare un ragazzo alla cultura serve entrare in sintonia con il loro cuore. Non lo fanno con cattiveria, ma proprio non sanno come fare il loro lavoro, perché non sanno cosa significa entrare in sintonia con qualcuno, neanche con i colleghi, con i genitori dei propri alunni, con i collaboratori scolastici, con nessuno. Avrebbero bisogno di fare dei "corsi di recupero" per imparare a rapportarsi agli altri senza sentirsi al di sopra di tutti ed essere disponibili ad imparare dagli altri, anche da coloro cui dovrebbero insegnare. Un nuovo anno scolastico comincia, ma i problemi sono sempre gli stessi e, se possibile, sempre più gravi, perché in molti di noi c'è la certezza che il nostro operato sia ineccepibile e non sia responsabile dell'ignoranza delle nozioni dei nostri alunni.                                                                                                                       (Lettera firmata) 
   
In cattedra si sale per impartire un'istruzione, ma lei aggiunge ai "miei ragazzi". E in questo aggettivo possessivo c'è già quel riferimento affettivo, a cui la sua lettera allude come alla condizione essenziale perché l'istruzione possa essere efficace. L'elemento affettivo fa la differenza tra "istruzione" ed "educazione" perché, a differenza dell'istruzione, l'educazione prevede anche la cura dell'emotività dello studente, in quella stagione adolescenziale dove i fattori emotivi sono non solo più potenti di quelli intellettuali, ma soprattutto perché la mente non si dischiude se non si apre quello che lei chiama il "cuore". Già Platone avvertiva che non si apprende se non per via erotica e ciascuno di noi può aver sperimentato che le materie che più ci interessavano erano quelle impartite da professori che ci avevano affascinato e che avevano coinvolto la nostra emotività. Attraverso questo coinvolgimento, i ragazzi costruiscono la loro identità, che è poi il sentimento che uno ha di sé, base della propria autostima, senza la quale non c'è impegno, non c'è interesse, non c'è motivazione. E di conseguenza non c'è apprendimento. Ma quanti sono i professori che si preoccupano del coinvolgimento emotivo dei loro studenti? E sappiano condurli dall'impulso (che ci è dato per natura, e che si esprime con azioni e reazioni irriflesse e talvolta violente come nel caso del bullismo), all'emozione spesso spenta nei nostri ragazzi, che non di rado appaiono indifferenti ad ogni evento? Senza una partecipazione emotiva non si accede al sentimento che, come l'umanità ha sempre saputo, non è un dato di "natura" ma di "cultura". Per questo in ogni tempo e in ogni luogo si è provveduto, con racconti mitici e oggi letterari, a segnalare cos'è l'amore, il dolore, la noia, la disperazione, l'entusiasmo, la gioia. Infatti solo quando si conoscono i nomi e i percorsi di quanto si agita nel nostro cuore, è possibile evitare l'angoscia che sempre accompagna i turbamenti emotivi, così frequenti e intensi nell'adolescenza, soprattutto quando restano sconosciuti e, in quanto sconosciuti, ingestibili. Senza questa cura per la formazione del sentimento, che è la via d'accesso all'apertura della mente, l'istruzione non arriva al cuore e perciò non diventa processo formativo, così importante in quell'età incerta e faticosa che è l'adolescenza, dove la comparsa della sessualità chiede, come ci insegna Freud, il duro lavoro di una riformulazione della propria visione del mondo, e dove la formazione della persona non solo è più importante delle competenze che si possono acquisire, ma è anche la condizione per cui si possono acquisire.

* * *


"LA MURALLA":
 Para hacer esta muralla,
tráiganme todas las manos
los negros, sus manos negras
los blancos, sus blancas manos.
Una muralla que vaya
desde la playa hasta el monte
desde el monte hasta la playa,
allá sobre el horizonte.
-¡Tun, tun!
-¿Quién es?
-Una rosa y un clavel...
-¡Abre la muralla!
-¡Tun, tun!
-¿Quién es?
-El sable del coronel...
-¡Cierra la muralla!
-¡Tun, tun!
-¿Quién es?
-La paloma y el laurel...
-¡Abre la muralla!
-¡Tun, tun!
-¿Quién es?
-El gusano y el ciempiés...
-¡Cierra la muralla!
Al corazón del amigo:
abre la muralla;
al veneno y al puñal:
cierra la muralla;
al mirto y la yerbabuena:
abre la muralla;
al diente de la serpiente:
cierra la muralla;
al ruiseñor en la flor:
abre la muralla...
Alcemos una muralla
juntando todas las manos;
los negros, sus manos negras
los blancos, sus blancas manos.
Una muralla que vaya
desde la playa hasta el monte
desde el monte hasta la playa,
allá sobre el horizonte.

Nicolás Guillén

viernes, 5 de octubre de 2012

SOBRE LAS TRAICIÓN DE LO APARENTEMENTE FÁCIL


"Lo spagnuolo non è punto neanco una lingua facile, o, per dir meglio presenta la gran difficoltà delle lingue facili.
[...]
Si casca nell'italiano senz'accorgersene, 
si inverte la sintassi a ogni istante, si ha sempre la propria lingua nell'orecchio e sulle labbra, 
che ci inciampa, 
ci confonde, 
ci tradisce" 
                                                                                                                         Edmondo De Amicis, 1878

             


"ARMA DE DOS FILOS":  (Antonio El Sevillano, 1971)

SI QUIERES GOZAR...
BAJA SI QUIERES SUBIR,
SUFRE SI QUIERES GOZAR,
LLORA SI QUIERES REIR,
PIERDE SI QUIERES GANAR,
CANTA SI QUIERES VIVIR.


LA SUERTE, NUNCA ME CONVENCERA',
QUE TODO LO PUEDE LA SUERTE,
SI UN HOMBRE LLEGA A TRIUNFAR
ES PORQUE ES INTELIGENTE,
LA SUERTE SOLA NO ES NADA.


CON TU AMOR PROPIO
PUEDE QUE TENGAS RAZ
ÓN,
CON ESE AMOR PROPIO TUYO,
PERO SACO EN CONCLUSI
ÓN
QUE SOLAMENTE ES TU ORGULLO
Y SERA' TU PERDICI
ÓN.

jueves, 4 de octubre de 2012

PARA TOD@ CAMINANTE, TODOS LOS DIAS SALE EL SOL





"...te queda màs cerca si màs lejos estàs..."



domingo, 30 de septiembre de 2012

UN "SEMAFORO AZUL" PARA EL NUEVO AÑO ESCOLAR


     Una cálida bienvenida para el curso 1C del Liceo F. Lussana de Bérgamo:

para ustedes en particular, y a tod@s mis alumn@s Caminantes en general, les dedico el cuento "El semáforo azul" del italiano Gianni Rodari, escritor, maestro y pedagogo, uno de los mejores autores italianos y europeos de literatura infantil, cuyas palabras hablan no sólo a los niños, sino también a adolescentes y adultos sin diferencias.El siguiente cuento del cual propongo la traducción al castellano realizada por l@s muchach@s del curso 2C, pertenece a la famosa recopilación "Cuentos por teléfono".  
Buena lectura a tod@s, querid@s Caminantes, les deseo poder reconocer y aprovechar todas las luces azules que encontrarán a lo largo del camino, digan lo que digan quienes creen que sólo hay verdes o rojas...



EL SEMÁFORO AZUL

Una vez, el semáforo azul que está en Milán, en la plaza del Duomo, hizo algo extravagante. De golpe, todas sus luces se tiñeron de azul, y la gente no sabía cómo comportarse.
–¿Cruzamos o no cruzamos? ¿Esperamos o no esperamos?
Por todos sus ojos, en todas las direcciones el semaforo difundía la insólita luz azul, de un azul tal que en el cielo de Milán no se había visto jamás.
A la espera de entender algo, los conductores alborotaban y pitaban, los motociclistas hacían rugir el tubo de escape y los peatones más gordos gritaban:
–¡Usted no sabe quién soy yo!
Los chistosos decían sus gracias: –El verde se lo habrá comido el Comendador para hacerse una villita en el campo.
–El rojo lo habrán utilizado para teñir los peces de los Jardines Pùblicos.
–Con el amarillo, ¿sabéis qué hacen? Diluyen el aceite de oliva.
Finalmente llegó un guardia urbano y se puso en medio del cruce a dirigir el tráfico. Otro guardia buscó la cabina de señales para reparar la avería, y cortó la corriente.
Antes de apagarse el semáforo azul tuvo tiempo para pensar: “¡Pobrecitos! Yo les había dado la señal de ‘via libre’ para el cielo. Si me hubieran entendido, ahora todos sabrían volar. Pero quizá les ha faltado valor”.

    (Aquí el texto en italiano)
 

(Adaptación en italiano de Gino Paoli del tema "Vagabundear" de J.M.Serrat, del
álbum "I SEMAFORI ROSSI NON SONO SONO DIO", 1975)

jueves, 13 de septiembre de 2012

CALENTANDO MOTORES...ES DECIR...NUESTRAS MISMAS PIERNAS!



                "...se apagarìan las estrellas si con la mano se pudieran alcanzar."      

Reinaldo Armas  (Venezuela)
                                                                                                                    


"Caminando caminando voy buscando libertad, ojalà encuentre camino para seguir caminando"        
                                     Victor Jara (Chile)                                                                                                                                           


miércoles, 12 de septiembre de 2012

TIEMPO DE VOLVER AL CAMINO:PENAS Y ALEGRIAS DE CADA PRIMER DIA...


Vamos, muchach@s, que por cierto esta mañana al entrar al  instituto alguien de ustedes lo habrà  pensado,                                               ¿o es que estoy equivocado...?


viernes, 20 de julio de 2012

miércoles, 4 de julio de 2012

TIEMPO DE VIAJAR: AVILA, BEJAR Y SEGOVIA


- BEJAR, 5 DE JULIO


- SEGOVIA, 7 DE JULIO


lunes, 2 de julio de 2012

"AB OVO", O EL ELOGIO DEL REGRESO A SALAMANCA


"QUIEN QUIERA APRENDER, QUE VAYA A SALAMANCA"

-Dicho popular-

"OMNIUM SCIENTIARUM PRIMERA, SALAMANTICA DOCET" /
"EN TODAS LAS CIENCIAS PRIMERA, SALAMANCA ENSEÑA"

-Divisa de la Universidad de Salamanca-


"AL ENTRAR EN LA PLAZA, EL PROFESOR QUEDA DE PRONTO SORPRENDIDO EXAGERADAMENTE, COMO EXTASIADO. LA ILUMINACION INDIRECTA HACE AUN MAS PERFECTAS SUS PROPORCIONES. Y COMENTA EN VOZ ROTA, CANSADA, SINCERA:

-¡ME DAN USTEDES ENVIDIA, CREANME, VIVIR EN ESTE REMANSO! Y QUEDAN YA POCOS EN EL MUNDO, TIENE USTED RAZON. APROVECHENLO BIEN. LUEGO SE ALEGRARAN. ¡SI SUPIERAN COMO SE ECHA DE MENOS!- "

-Basilio Martìn Patino -director de cine-


"EL EMBRUJO DE LA PLAZA MAYOR EMANA DE LA SUTIL COMBINACION DE UNA MARAVILLOSA ARMONIA Y DE UNA ELEGANTE Y PARSIMONIOSA DECORACION QUE, JUNTO CON EL TONO SUAVE Y DORADO DE LA PIEDRA, CONVIERTEN A ESTA PLAZA, COMO NINGUNA OTRA DE ESPAÑA, EN UN GRAN SALON DE FIESTAS"

-Alfonso Rodrìguez G.de Ceballos-


OTRO  POQUITO  DE  HISTORIA...


jueves, 28 de junio de 2012

REFLEJOS DONQUIJOTESCOS EN EL CANTAUTOR DAVIDE VAN DE SFROOS


    L@s que ya conocen al cantautor en cuestión a lo mejor se estarán preguntando entre sí: ¿pero qué tienen que ver con nuestro blog dos temas de un artista padano –de los buenos, claro está- que encima no canta siquiera en italiano, sino en el dialecto del lago de Lecco-Como, el lagheè?


 Muy simple, querid@s y pacientes Caminantes: el susodicho cantautor italiano Davide Van de Sfroos nos ha regalado en poco tiempo muchos temas buenísimos donde nos presenta personas y personajes de su patria fronteriza, eternamente en vilo entre tierra y agua, un pie en Italia y el otro en Suiza, suspendidos entre realidad y sueños.
Todo esto utilizando magistralmente su proprio dialecto, tal como lo hizo en sus tiempos con el genovés el Fabrizio de André del álbum “Creuza de mà”, que nos proyecta directamente en esos precisos rincones de mundo poblados por hombres simples con sus historias de vida que son locales y eternas al mismo tiempo.

¿Cómo no reconocer entonces unos reflejos donquijotescos en temas como “El teemp”, o más aún “El mustru”, procedentes respectivamente del primer disco suyo, “Manicomi”, 1995,  y del antepenúltimo y excelente trabajo sobre la emigración lombarda a Suiza “E semm partii” de 2009?

Además de esto, los personajes protagonistas y narradores en primera persona de estas canciones son figuras que se acercan mucho al Pícaro de la novela española del Siglo de Oro –siglos XVI y XVII- precisamente cuando los territorios de la Lombardía del norte, las actuales provincias de Lecco y Sondrio, formaban parte de la Corona Española. ¿Recuerdan la novela “Los Prometidos” de Manzoni, cuando describe el levantamiento popular en Milán encabezado por el español Ferrer, lo cual obliga al protagonista Renzo que huya y cruce la frontera con la Serenísima, la República de Venecia, ubicada precisamente en el actual municipio de Calolziocorte, a unos 30 km de Bérgamo?

Todo esto y más cosas explican también el grande parecido que el dialecto usado por ese cantautor tiene con los idiomas ibéricos castellano y catalán. 
Así es que el círculo se cierra. O, bienvenida sea esta entrada, puede ser que se abra otro, más amplio. Buena escucha entonces.