viernes, 3 de octubre de 2014

LA TRAGEDIA COTIDIANA DE LOS MUERTOS EN EL MEDITERRANEO

Ieri lo scrittore Erri De Luca è passato da Lampedusa, l'isola più a sud del nostro Paese, nel cui mare muoiono centinaia di persone, uomini e donne in fuga verso un futuro migliore. Voleva andarsene da solo in mezzo a quel mare nel quale sono morti tanti concittadini stranieri senza nome e ci ha chiesto di far sentire le parole che aveva voglia di dire.
Ha buttato un mucchio di sale affinché la ferita non si rimarginasse.


http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/10/03/3-ottobre-a-chi-appartengono-i-morti-di-lampedusa/1142161/

martes, 30 de septiembre de 2014

¿POR DÓNDE SE EMPIEZA A CONSTRUIR UNA CASA...?




"La casa por el tejado", Fito y Fitipaldis, 2004:
Ahora si, parece que ya empiezo a entender
Las cosas importantes aquí
Son las que están detrás de la piel
Y todo lo demás....
empieza donde acaban mis pies
después de mucho tiempo aprendí
que hay cosas que mejor no aprender.

El colegio poco me enseñò,
si es por esos libros nunca aprendo a

coger el cielo con las manos
a reír y a llorar lo que te canto
a coser mi alma rota
a perder el miedo a quedar como un idiota
y a empezar la casa por el tejado
a poder dormir cuando tú no estás a mi lado

menos mal que fui un poco granuja
todo lo que se me lo enseñó una bruja

Ruinas... ¿no ves que por dentro estoy en ruinas?
Mi cigarro va quemando el tiempo,
tiempo que se convirtió en cenizas

Raro, no digo diferente digo raro,
ya no sé si el mundo está al revés
o soy yo el que está cabeza abajo

El colegio poco me enseñó
si es por el maestro nunca aprendo a:
coger el cielo con las manos...

lunes, 22 de septiembre de 2014

ANTES DE EMPEZAR EL VIAJE. VERSOS DE BIENVENIDA PARA TOD@ CAMINANTE


"CANTARES", ANTONIO MACHADO (1875 / 1936)

Todo pasa y todo queda,
pero lo nuestro es pasar,
pasar haciendo caminos,
caminos sobre la mar.
Nunca persegui la gloria,
ni dejar en la memoria
de los hombres mi cancion;
yo amo los mundos sutiles,
ingravidos y gentiles,
como pompas de jabon.
Me gusta verlos pintarse
de sol y grana, volar
bajo el cielo azul, temblar
subitamente y quebrarse...
Nunca persegui la gloria.
Caminante, son tus huellas
el camino y nada mas;
caminante, no hay camino,
se hace camino al andar.
Al andar se hace camino
y al volver la vista atras
se ve la senda que nunca
se ha de volver a pisar.
Caminante no hay camino
sino estelas en la mar...

[...]

=  Tutto passa e tutto resta / ma il nostro è passare / passar percorrendo sentieri, / sentieri sopra il mare. /  

Mai cercai la gloria / né di lasciar nella memoria/ degli uomini la mia canzone; / 

io amo i mondi  sottili / lievi e gentili / come bolle di sapone.

Mi piace vederli colorarsi / di sole e scarlatto, volare / sotto il cielo azzurro, tremare / improvvisamente disintegrarsi. / 

come bolle di sapone . /

Viandante, sono le tue orme/ il sentiero, nulla di più;/ o viandante, non c'è sentiero, / il sentiero si fa camminando./ 

Camminando si fa il sentiero/  e girando indietro lo sguardo / si vede il cammino che mai più / si dovrà calpestare. /            O viandante, non c'è il sentiero, / solo delle scie nel mare.                                                         

                                                                                                                                                                   (Traducción propia)

 


jueves, 18 de septiembre de 2014

TRAS LA TRAGEDIA EN EL LICEO LUSSANA (BG) ES TIEMPO DE CALLAR Y REFLEXIONAR



 
Due giorni dopo il (tentato) suicidio dello Studente 17enne al Liceo Lussana, le riflessioni di un mio caro ex-alunno, Filippo O., di Redazione Altro, in questa lettera aperta:

- Quando lunedì mattina mi sono svegliato e ho trovato i messaggi dei miei compagni, quando ho realizzato l’accaduto, mi è sembrato di tornare lì, in Italia, nelle aule della mia Scuola, il Liceo Lussana, tra quelle sedie così familiari. Sono negli Stati Uniti, nel Mississipi, a trascorrere il mio quarto anno di Liceo in una high-school, ma in quel momento nulla mi impediva di sentirmi vicino a voi e di ragionare come voi. Il flusso emotivo è stato più o meno quello che avete avuto voi, probabilmente meno intenso a causa della distanza, sebbene ognuno di noi reagisca in modo molto differente. Nelle prossime righe troverete mille contraddizioni e per questo mi scuso: se deciderete di classificare questa lettera come un testo intriso di ipocrisia, non vi biasimo… Forse queste righe sono frutto di emozioni non ancora decantate e per questo, probabilmente, risulteranno un concentrato di incoerenza. Chiedo nuovamente perdono.
Premesso ciò, non voglio annoiarvi con inopportuni giri di parole e vado dritto al punto. Sono seriamente convinto che, davanti a un fatto del genere, ogni tipo di illazione, di ipotesi o di supposizione sia del tutto inutile. Ci troviamo di fronte a un episodio gigantesco e vicinissimo a noi Studenti, soprattutto ai Lussaniani. La grandezza di questo gesto ci spaventa, ci rende minuscoli, sentiamo il peso della vita, o meglio, della morte. Tutto ad un tratto la realtà sbiadisce e perde di significato. La reazione che ogni essere umano dovrebbe avere è quella di cercare un rifugio. Come un bambino che ha paura del buio va dalla sua mamma, allo stesso modo noi ci stringiamo l’un l’altro alla ricerca di una sicurezza che non arriverà mai. Vediamo quell’impenetrabile buio di fronte a noi e, nella nostra piccolezza, ci rassicuriamo a vicenda, scambiandoci pensieri, parole,opinioni. Ho riflettuto a lungo prima di riuscire a scrivere questa cosa: al contrario di quello che siamo portati a fare secondo un impulso naturale, credo che faremmo meglio a tacere. Abbiamo il grande dono di poter pensare e dovremmo sfruttarlo. Troppe frasi sono state sputate in preda all’emozione, troppe opinioni senza significato sono state scambiate tanto pour parler. Accolgo con piacere la notizia che alcuni Professori, il giorno stesso, si siano incaricati spontaneamente di parlare agli Studenti. Compito arduo, ma il coraggio non è mancato. Non provo la stessa soddisfazione quando ascolto i discorsi dei miei coetanei, costantemente impegnati nel discorrere di argomenti a loro ignoti. Anzi, provo una sensazione di disagio nel leggere le loro supposizioni e mi chiedo: “Perché non si fermano un secondo? Perché sono così coinvolti da non rendersi conto che questa non è riflessione?”. Basterebbe riporre il cellulare sul comodino per una mezz’oretta, sdraiarsi sul letto, guardare il soffitto e pensare. Ponderare le proprie emozioni, guardare in faccia la realtà, tacere per un momento. Non si sa mai che le emozioni diventino qualcosa di duraturo, che costituisca le fondamenta di un pensiero più elaborato, invece di tante, troppe frasi rivolte al vento. Questo è solo un consiglio che rivolgo a voi Tutti, Amici e Compagni del Liceo Lussana.
Ma ciò che più mi ha scosso, oltre alla notizia in sé, è stata la lettera, inviata da un anonimo Docente del Liceo alla redazione di BergamoNews (non mi soffermo sulla qualità delle notizie che questa testata suole pubblicare). Riporto qui il link all’articolo:

http://www.bergamonews.it/cronaca/lussana-quel-gesto-estremo-di-uno-studente-che-interroga-ognuno-di-noi-194836


(Lussana, cortile su via Foro Boario. Foto scattata a metà mattinata da El Afilao, quando sulla quella macchia ancora fresca è spuntato un cantiere recintato. Con tanto di betoniera e wc chimico)
Ora, non voglio in nessun modo criticare il gesto dell’anonima Professoressa, in quanto la sua lettera è paragonabile alla mia e non voglio risultare più incoerente di quello che già sono. Nonostante ciò, vi invito a riflettere sul contenuto di quest’ultima. La lettera è stata inviata a BergamoNews il giorno successivo all’episodio, ovvero neanche ventiquattro ore dopo. Un dato di fatto, perfettamente inserito nella nostra realtà contemporanea, caratterizzata dalla ipervelocità e dall’immediatezza. Forse fermarsi a pensare un po’ più a lungo sarebbe stato meglio, ma, ripeto, questo rimane solo un consiglio, non una critica.
Ma ciò che mi ha spinto a scrivere questo pezzo non è la rapidità con cui la lettera è pervenuta alla redazione del quotidiano online bergamasco, bensì è stata la rabbia. Sì, lo ammetto, rabbia. Rabbia che mi fa vergognare, poiché dovrei solo provare una profonda amarezza pensando al gesto dello Studente di 3U e alle sue condizioni attuali. Eppure non sono riuscito a trattenermi. In questa lettera – mi scuso se ho frainteso – la mia rabbia è scaturita dall’aver colto una certa presunzione, soprattutto nel paragrafo in cui l’autore imputa anche alla “rete” la responsabilità di questo gesto. Ma perché bisogna scadere nelle solite banalità? Mi rivolgo agli adulti, ai Professori: perdonate lo sfogo, ma non sopporto le persone che si ritengono esperte dell’impatto che internet ha sulla società, in particolare sui giovani. Non capisco perché credete di saperne così tanto. Chi ha a che fare con i social network e le loro insidie sono i vostri figli, non tanto voi. Ripeto, non è necessario salire in cattedra quando si parla di argomenti che non sempre possedete pienamente. In questo campo i vostri studenti, quelli che chiamate “i vostri ragazzi”, sono più competenti e coinvolti, perciò lasciateli parlare. Quando la lettera parla di maggiore ascolto, penso che raggiunga il massimo dell’incoerenza, quasi superiore alla mia, già difficile da battere: come potete parlare di ascolto, quando siete i primi a sparare a zero sulla realtà giovanile, senza nemmeno tentare di imparare da questa? Scendere dalla cattedra e porsi veramente dall’altra parte è difficile, faticoso, implica delle rinunce. Dei rischi. Non tutti ne sono capaci e sicuramente inviare una lettera a un giornale è più semplice, ma non risolve di certo la situazione. Provate sinceramente ad abbassarvi ad ascoltare cosa i giovani vogliono comunicare. La lettera si conclude auspicando il raggiungimento delle cosiddette “riforme”, ma l’autore non ha compreso che la vera riforma è porsi dall’altra parte della classe, sedersi in un banco insieme ai suoi Studenti, parlare e ascoltare davvero come tra pari, dimenticandosi chi ha una laurea e chi no. Come recentemente mi ha confessato un mio ex Professore in merito all’accaduto (rivolgendosi ai suoi Colleghi): “Devono ascoltarvi, farvi domande e alzare le antenne. Non ne avrete neanche voi di risposte, certo, ma all’intero corpo Docenti servirebbe ascoltare sul serio la vostra voce per capire che ancora c’è tanto da capire. Da conoscersi e imparare. Reciprocamente. Ecco perché quasi mai, anche quando ero nella vostra classe, mi siedo in cattedra, frontale rispetto a voi Studenti. Perché a volte, anche senza saperlo, “in cattedra” per me c’eravate voi”. La mia speranza è che facciate tesoro di queste parole, perché so che vengono dal cuore e dalla mente di un uomo che sa ascoltare. Non tutti sappiamo porgere l’orecchio e stare a sentire cosa gli altri hanno da dirci, io stesso faccio fatica a farlo.
Ho parlato di ascolto e vi faccio una proposta: fate pressione sui vostri Professori affinché vi dedichino del tempo, foss’anche un’ora al giorno, per parlare e per ascoltarvi. Decidete insieme le modalità, gli argomenti, le regole. Tentiamo, insieme, di ridurre la distanza tra Professori e Studenti, potrebbe essere uno strumento in più per prevenire tragici avvenimenti come quello accaduto lunedì.

F.O. 17/9/2014

jueves, 11 de septiembre de 2014

EL OTRO 11 / 9. ÉL DE 1973.




El otro 11 de septiembre. Madre Memoria, como la esperanza, tiene dos hijas: el desdén y el coraje.







sábado, 6 de septiembre de 2014

viernes, 5 de septiembre de 2014

sábado, 31 de mayo de 2014

EJEMPLOS DE GREGUERÍAS VANGUARDISTAS Y DE OTRAS ÉPOCAS




Estimad@s de 5°A, después de nuestra clase sobre las Vanguardias de la España entre las dos guerras mundiales y de nuestros experimentos –muy bien logrados- de creación de greguerías surrealistas, les dejo a continuación una serie de greguerías de Ramón Gómez de la Serna, y de otras plumas creativas y amantes de la libertad poética de épocas precedentes a la de las Vanguardias novecentistas. Bajo el rótulo de “greguería” encontraremos pues breves composiciones de carácter asociativo / oximórico / sinestético que comparten la misma naturaleza libertadora de las greguerías: la de abrir las compuertas a un tipo de escritura que se realice desatando los vínculos impuestos por las escuelas, por las técnicas y praxis compositivas asentadas en la tradición, por sus tendencias al control de la creatividad.





Monólogo de Ramón Gómez de la Serna rodado en 1928 por Feliciano Vítores.
 

La bufanda es para los que bufan de frío.
El café con leche es una bebida mulata.
La plancha eléctrica parece servir café a las camisas.
A veces el beso no es más que un " Chewing-gun " compartido.
Era tan celoso que resultaba proceloso.
El ventilador afeita el calor.
Al sentirnos mal tenemos sudor frío de botijos.
Los bebes con chupete miran al fumador con pipa como a un compañero de cochecito.
Las alpargatas tempraneras pasan dando bofetadas al suelo.
Se le pone otra hache a Sánchez y es Shakespeare.
El lápiz solo escribe sombra de palabras.
Al oír que dice el bruto "Yo solo me he hecho a mí mismo", pensamos en lo mal escultor que ha sido.
El arcoíris es como el anuncio de una tintorería.
El sostén es el antifaz de los senos.
Lo que le da más grima al cuchillo es partir un limón.
Los negros son negros porque sólo así logran estar a la sombra bajo el sol de África.
El león tiene en la punta de la cola la brocha de afeitar.
Las pirámides hacen jorobado al desierto.
Al ombligo le falta el botón.
El gato rubrica todos sus pensamientos con la cola.
Cuando el martillo pierde la cabeza, los clavos se ríen.
El camello tiene cara de cordero jorobado.
El bebe se saluda a si mismo dando la mano al pie.


-De autores anteriores a
Ramón Gómez de la Serna. El "preámbulo del género", según propias palabras del autor:

Cuando graniza en la tierra es que tiemblan las vidas de la luna. ( Luciano)
La miel es el trabajo publico de las abejas. (Eurípides)
Los ojos son los locos del corazón. (William Shakespeare)
Los ríos son caminos que andan. (Blaise Pascal)
Erizo es el zurrón de la castaña. (Luis de Góngora)
Los ojos pequeños tienen niñas y los grandes mozas. (Francisco de Quevedo)
El murmullo es el humo de la conversación. (Víctor Hugo)
Hasta después del llanto más sublime acaba uno por sanarse. (Heinrich Heine)
El perfume es la muerte de las flores. (Friederich Hebbel)
Las pulgas son los únicos animales que no tienen pulgas. (Friederich Hebbel)
Cuando llueve se le pone carne de gallina al estanque. (Jules Renard)
El caracol ha clavado en su cabeza dos agujas de tejer. (Jules Renard)
Comadrona de la luz: el gallo. (Saint-Pol-Roux)
Cementerio con alas: vuelo de cuervos. (Saint-Pol-Roux)
Hojas de ensalada viva: las ranas. (Saint-Pol-Roux)
El gallo con su paso orgulloso va sembrando estrellas por el suelo. (José Zorrilla)
Eran unas mujeres francas como las patatas cocidas con cáscara y sin sal. (Jorge Ruiz de Santayana)
La salida es la entrada vista de espaldas. (Dekobra)
El beso es el queso de los ratones del amor. (Agustín Moreto)
Dalia, cortesana de duro seno. (Paul Verlaine)
Heliotropo, olor de viuda. (Anton Chejov)
En el cielo un ángel no debe tener nada de extraordinario. (George Bernard Shaw)
Tres mudanzas equivalen a un incendio. (Benjamin Franklin)
Los recuerdos son cuernos de caza, cuyos sonidos mueren en el viento. (Guillaume Apollinaire)
El diamante es un hijo enriquecido del carbón. (Jean Cocteau)
Los ascensores suben como el mercurio de los termómetros. (Vicente Huidobro)
La luna tiene un sueño de grandes abanicos. (Federico Garcia Lorca)
El telescopio empequeñece el universo. El microscopio lo engrandece. (G.K. Chesterton)


-Otros autores contemporáneos a
Ramón Gómez de la Serna: el esplendor del género

La pizarra es un espejo de riguroso luto. (Soler y Pérez)
El porrón es un sátiro. (Soler y Pérez)
Los que nacen tuertos nacen apuntando. (Soler y Pérez)
El órgano es un piano ventrílocuo. (Soler y Pérez)
La tartamudez es la antítesis de la taquigrafía (Eugenia Álvarez)
Cuando falta agua en los grifos del lavabo, se ponen enfermos; les dan arcadas, como si vomitaran. (Carlos Pittaluga)
Antes de llover se pone triste el cielo, como el niño cuando va a llorar. (Evenio Bernal)
El reloj de pulsera simboliza que llevamos cogido al tiempo de la mano. (Antonio Doval González)
Morir es penetrar en un cuarto oscuro en donde no hay un solo mueble en el que tropezar. (Fernández Moreno)
El tricornio de la guardia civil parece un intento plástico de resolver la cuadratura del circulo. (Seral y Casal)
El bombo estornuda por los platillos. (Seral y Casal)
Los moscardones son moscas que viajan en motocicleta. (Andre Cas)
Solo los astrónomos saben mirar a la luna sin ponerse cursis. (Juan el Zorro)
El piropo es un madrigal de urgencia. (Eugeni D´Ors)
El hueso es el carné de identidad de las chuletas. (Manuel Aguirre de Carcer)
La mantis religiosa siempre se casa " in articulis mortis". (Mario Rodríguez Aragón)
El tenedor es la radiografía de la cuchara. (Luis Felipe Collado)
El jorobado nació con espalda de fotógrafo. (Charito Astor Penella)
La escalera de caracol es el sacacorchos de las torres. (Jacinto Miquelarena)
El silbido es el esqueleto de la palabra. (Carlos Edmundo de Ory)
Elegimos el escarbadientes como si nos fuéramos a batir en duelo. (Gotardo Crace)
Los fantasmas son los muertos que no tuvieron infancia. (Gotardo Crace)
El golf es muy divertido con tal de no proponerse meter la pelota en el agujero. (Noel Clarasó)
Suicidarse es subirse en marcha en un coche fúnebre. (Enrique Jardiel Poncela)
Lo ocurrido con la Venus de Milo es que se le infectaron las heridas. (Jardiel Poncela)
En la batalla de Sedan, les dieron... (Jardiel Poncela)
El gato andaba por el pretil como si fuera sonámbulo. (Rafael Barradas)
En el gallinero cae el maíz como granizo. (Rafael Barradas)
Cuando las cartas llegan con retraso han perdido sus acentos. (Eugenia Álvarez)
Después de que ha habido mucho ruido el silencio hace la digestión. (Soler y Pérez)
Aquella niña se ponía cada vez mas gorda, de la satisfacción que le causaba ir adelgazando. (Soler y Pérez)

-Anónimas. Sin autor conocido:

El chichón es un esfuerzo de la naturaleza para rellenar un vacío.
La enfermedad es la salud del microbio.
El alcohol es una sustancia que mata a los que viven y conserva a los muertos.
¡ Ah! idea que no ha llegado a tiempo para tomar el tren.
La historia es algo que nunca ocurrió, escrito por alguien que no estuvo allí.
Un pomelo es un limón al que le dieron una oportunidad y la aprovechó.
Un pesado es un tipo que le preguntas cómo le va y encima te lo cuenta.


Del siglo XXI.  Continuación del genero en el tiempo:


Linda: preciosidad de vecina. (A. Caffarato. COZ)
Bote: esquife que avanza a saltitos. (A. Caffarato. COZ)
Peldaño: doloroso escalón que llevan los cojos debajo de un pie, o de ambos. (A. Caffarato. COZ)
Penas: compañeras sentimentales de los penes. (A. Caffarato. COZ)
El escritor ama a los calamares por su tinta y a los árboles por su papel. (F. Guillén)
Solo dejamos de ser anónimos cuando firmamos el recibo de la tarjeta de crédito. (F. Guillén)
Televisión: moderna caja de Pandora, no salen los que quieren y si los que no. (F. Peña)
Galicia es la Escocia de España. (F. Peña) 



                                                          (del libro "Greguerías" de editorial Cátedra, edición de Rodolfo Cardona, 1989)